Alberto restò muto e concentrato nella sua astrazione.

Château-Renaud si contentò di battere contro lo stivale col suo bastoncino: — Non partiamo? diss’egli dopo questo impacciante silenzio.

— Quando vi piacerà, rispose Beauchamp; lasciatemi soltanto il tempo di fare i miei complimenti a Morcerf; egli ha fatto in quest’oggi una così gran prova di cavalleresca generosità, tanto rara...

— Oh! sì, disse Château-Renaud.

— È cosa magnifica, continuò Beauchamp, il poter conservare su sè stessi un impero così grande!

— Certamente; in quanto a me ne sarei stato incapace, disse Château-Renaud con una freddezza espressiva.

— Signori, interruppe Alberto, credo che non abbiate capito che fra il sig. conte di Monte-Cristo e me è accaduto qualche cosa di molto grave...

— Sia pure, sia pure, disse subito Beauchamp, ma tutti i nostri rodomonti non sarebbero a portata di conoscere il vostro eroismo, e presto o tardi sareste costretto di spiegarlo con un poco più d’energia di quello che convenga alla salute del vostro corpo, ed alla durata della vostra vita. Volete ch’io vi dia un consiglio da amico? Partite per Napoli, per l’Aja, o per Pietroburgo, paesi tranquilli in cui gli uomini se la intendono di più sul vero punto d’onore che presso noi teste ardenti di parigini. Una volta là, esercitatevi molto a tirare al bersaglio colla pistola, e a fare delle finte di terza e di quarta colla spada; rendetevi o abbastanza dimenticato per ritornare pacificamente in Francia fra qualche anno, o abbastanza rispettabile negli esercizii accademici per conquistare la vostra tranquillità. Non è così sig. Château-Renaud, non ho io ragione?

— Questo precisamente è pure il mio parere. Non vi è niente che procuri i veri duelli, quanto un duello che non ha avuto luogo.

— Grazie, signori, rispose Alberto con un sorriso; seguirò il vostro consiglio, non perchè me lo avete dato, ma perchè era la mia intenzione quella di lasciare la Francia. Io vi ringrazio egualmente del favore che mi avete reso, onorandomi da testimonii. Esso è profondamente impresso nel mio cuore, poichè, dopo le parole che ho sentito, non mi ricordo più che di esso. — Château-Renaud e Beauchamp si guardarono. L’impressione era eguale sopra entrambi, e l’accento col quale Alberto aveva pronunciato il suo ringraziamento era marcato di una tale risoluzione, che la posizione si sarebbe fatta impacciante per tutti, se la conversazione si fosse continuata. — Addio Alberto, disse tosto Beauchamp stendendo negligentemente la sua mano al giovine, senza che questi dasse a divedere di uscire dalla sua letargia.