— Ora, signore, disse Alberto, se voi ritrovate che siano sufficienti le scuse che vi ho fatte, datemi la vostra mano, vi prego. Dopo il merito così raro dell’infallibilità, che sembra appartenervi, il primo di tutti gli altri meriti, a mio avviso, è quello di sapere confessare i suoi torti. Ma questa confessione appartiene a me solo. Io operava bene, secondo il parere degli uomini, ma voi operavate bene secondo il volere della Provvidenza. Un angelo solo poteva salvare l’uno di noi dalla morte certa omai o per l’uno o per l’altro, e l’angiolo è comparso, se non per fare di noi due amici (che pur troppo la fatalità rende la cosa impossibile) almeno per fare di noi due uomini che si stimino.
Monte-Cristo, coll’occhio umido, il petto anelante, la bocca semi-aperta, stese una mano ad Alberto ch’egli strinse con un sentimento che rassomigliava ad un rispettoso spavento.
— Signori, diss’egli, il sig. di Monte-Cristo aggradisce ed accetta le mie scuse. Io aveva operato troppo precipitosamente contro di lui, la precipitazione dà cattivi consigli: io aveva operato male. Ora il mio sbaglio è riparato. Spero bene che la società non mi taccerà di vile, perchè ho fatto ciò che la mia coscienza mi ha ordinato di fare. Ma, in ogni caso, se qualcuno si sbagliasse sul conto mio, soggiunse il giovine rialzando la testa con orgoglio, e come se indirizzasse la sfida ai suoi amici ed ai suoi nemici, cercherò di rettificare le opinioni.
— Che cosa è dunque accaduto in questa notte? domandò Beauchamp a Château-Renaud, mi sembra che noi ci facciamo una gran trista parte.
— Infatto ciò che ora ha fatto Alberto, o dev’essere molto meschino o molto bello, rispose il barone.
— Ah! vediamo, domandò Debray a Franz, che significa tutto ciò? Come! il conte di Monte-Cristo disonora il sig. de Morcerf, ed ha ragione agli occhi del figlio!
In quanto a Monte-Cristo, colla fronte chinata, le braccia inerti, oppresso dal peso di ventiquattr’anni di reminiscenze, non pensava nè ad Alberto, nè a Beauchamp, nè a Château-Renaud, nè ad alcuno di quelli che si trovavano là: pensava a quella coraggiosa donna ch’era venuta a chiedergli la vita del figlio, alla quale egli aveva offerta la sua, ch’ella salvava con lo avere scoperto un segreto terribile di famiglia capace di togliere per sempre dal cuore del giovine qualunque sentimento di pietà filiale.
XC. — LA MADRE ED IL FIGLIO.
Il conte di Monte-Cristo salutò i giovani con un sorriso pieno di malinconia e di dignità, e risalì nella sua carrozza con Massimiliano ed Emmanuele. Alberto, Beauchamp, e Château-Renaud rimasero soli sul campo di battaglia.
Il giovine fissò sui suoi testimoni uno sguardo che, senz’essere timido sembrava però ciò non ostante chiedere il loro parere sull’accaduto. — In fede mia! mio caro amico disse Beauchamp pel primo, sia che avesse maggiore sensibilità, sia che avesse minore dissimulazione, permettetemi di congratularmi con voi; ecco uno scioglimento molto inatteso ad un dispiacevole affare.