I testimoni d’Alberto si guardarono con sorpresa; Franz e Debray si scambiarono alcune parole a bassa voce, e Morrel, contento di questo inatteso accidente, andò a cercare il conte che passeggiava in un altro viale con Emmanuele.
— Che cosa vuole da me? domandò Monte-Cristo.
— Non lo so, ma chiede di parlarvi.
— Oh! disse Monte-Cristo, che non si arrischi ad oltraggiarmi di nuovo!
— Non credo che questa sia la sua intenzione.
Il conte s’inoltrò, accompagnato da Massimiliano e da Emmanuele. Il suo viso tranquillo e pieno di serenità faceva un contrasto assai strano col viso sconvolto d’Alberto, che dal suo lato si avvicinava seguito dai quattro giovani.
A tre passi l’uno dall’altro, Alberto ed il conte si fermarono:
— Signori, disse Alberto, avvicinatevi; desidero che non vada perduta una parola di quanto avrò l’onore di dire al sig. conte di Monte-Cristo; perchè quel che avrò l’onore di dirgli deve essere ripetuto da voi a chi vorrà sentirlo, per quanto strano vi possa sembrare il mio discorso.
— Io aspetto, signore, disse il conte.
— Signore, disse Alberto con voce da prima tremante, ma che poi andò sempre più a farsi sicura: signore, io vi rimproverava di avere divulgata la condotta di mio padre nell’Epiro; perchè, per quanto fosse colpevole il sig. de Morcerf, non credeva che voi aveste il diritto di punirlo. Ma oggi io so, signore, che voi avete questo diritto. Non è già il tradimento che Fernando Mondego fece ad Alì-Pascià quello che mi rende così pronto a scusarvi, ma il tradimento che usò a voi il pescatore Fernando; sono le disgrazie inudite che hanno fatto seguito a questo tradimento. Per questo io lo dico, e lo proclamo ad alta voce: sì, signore, voi avete avuto ragione di vendicarvi di mio padre, ed io, suo figlio, vi ringrazio di non avergli fatto di più. — Se fosse caduto un fulmine in mezzo agli spettatori di questa scena inattesa, non li avrebbe tanto stupefatti quanto questa dichiarazione di Alberto. In quanto a Monte-Cristo, i suoi occhi erano rivolti al cielo con una espressione d’infinita riconoscenza, e non poteva abbastanza ammirare come questa natura focosa d’Alberto, di cui aveva ammirato il coraggio fra i banditi di Roma, si fosse potuta così d’improvviso piegare ad una tanta umiliazione. Tosto riconobbe l’influenza di Mercedès, e capì come questo nobile cuore non si era opposto al suo sacrificio, sapendo già che sarebbe riuscito vano.