Egli era pallido, i suoi occhi erano rossi e gonfi, si vedeva che non aveva dormito un minuto in tutta la notte.
Su tutta la sua fisonomia era sparsa una nube di tristezza che non gli era naturale; — Grazie, signori, diss’egli, di aver voluto portarvi al mio invito; credetemi, vi sono così riconoscente per questa dimostrazione di amicizia, che non si può dir di più. — Morrel, all’avvicinarsi d’Alberto, aveva fatto una dozzina di passi in addietro, e si teneva in disparte.
— A voi pure, Morrel, disse Alberto, sono diretti i miei ringraziamenti; avvicinatevi pure, non vi siete di più.
— Signore, disse Massimiliano, voi forse non sapete che io sono il testimonio di Monte-Cristo?
— Io non ne era sicuro, ma ne dubitava. Tanto meglio! Più uomini d’onore vi saranno e più sarò soddisfatto.
— Sig. Morrel; disse Château-Renaud, voi potete annunziare al sig. conte di Monte-Cristo che il sig. Morcerf è giunto, e che siamo a sua disposizione.
Morrel fece un movimento per adempiere la commissione.
Nello stesso tempo Beauchamp cavò dalla carrozza la cassetta delle pistole. — Aspettate, signori, disse Alberto; io ho due parole da dire al sig. di Monte-Cristo.
— In segreto? domandò Morrel.
— No, signore, in presenza di tutti.