— Jeri, dopo il mezzo giorno, ho ricevuto una lettera dal sig. de Morcerf, che mi diceva di trovarmi all’Opera.

— Ed io pure, disse Debray. — Ed io pure, disse Franz.

— E noi pure, dissero ad un tempo Château-Renaud e Beauchamp.

— Voleva che fossimo presenti alla sfida, disse Morrel: oggi vuole che siamo presenti al duello.

— Sì, dissero i giovani, è così, signor Massimiliano, e secondo ogni probabilità, avete indovinato giustamente.

— Ma con tutto ciò, mormorò Château-Renaud, Alberto non si vede, ed è già in ritardo di dieci minuti.

— Eccolo, disse Beauchamp, egli è a cavallo; osservate, viene a tutta carriera, seguito dal suo domestico.

— Che imprudenza! disse Château-Renaud, venire a cavallo per battersi alla pistola! gli aveva tanto bene insegnata la lezione!

— E poi osservate, disse Beauchamp, col goletto alla cravatta, coll’abito aperto, con un gilè bianco; e perchè non si è fatto ancora disegnare un bersaglio nello stomaco? sarebbe stata più semplice, e tutto sarebbe finito più presto!

Frattanto Alberto era giunto a dieci passi dal gruppo che formavano i cinque giovani; saltò a terra e gettò le redini sulle braccia del domestico, indi si avvicinò.