— Ott’ore e cinque minuti, non vi è tempo perduto, sig. Morrel, diss’egli.

— Oh! rispose Massimiliano, non è con questa intenzione che io lo diceva.

— Del resto, interruppe Château-Renaud, ecco una carrozza. — Infatto una carrozza si avanzava al gran trotto da uno dei viali che mettevano capo allo spiazzo ove essi si trovavano. — Signori, disse Morrel, senza dubbio vi sarete muniti delle pistole? il sig. di Monte-Cristo dichiara di renunciare al diritto che aveva di servirsi delle sue.

— Noi abbiamo preveduto questa delicatezza per parte del conte, sig. Morrel, rispose Beauchamp, e io ho portato delle armi che ho comprato otto o dieci giorni sono, credendo di dovermene servire per un affare di questo genere. Esse sono perfettamente nuove e non hanno ancora servito ad alcuno, volete visitarle?

— Oh! sig. Beauchamp, disse Morrel inchinandosi, quando voi assicurate che il sig. de Morcerf non conosce quest’armi, crederete bene, non è vero, che mi basta la vostra parola?

— Signori, disse Château-Renaud, non è Morcerf che arriva in questa carrozza, in fede mia! sono Franz e Debray.

Infatto i due giovani enunciati si avanzavano.

— Voi qui, signori! disse Château-Renaud cambiando con ciascuno una stretta di mano; e per quale combinazione?

— Perchè, disse Debray, Alberto ci ha fatto dire questa mattina di ritrovarci sul terreno. — Beauchamp e Château-Renaud si guardarono con aria di stupore.

— Signori, disse Morrel, io credo di capire come va la faccenda. — Sentiamo!