— Più della mia vita. — Andiamo, disse Monte-Cristo, ecco un’altra speranza che mi sfugge. — Poi dopo un sospiro:

— Povera Haydée! mormorò egli.

— In verità, conte, gridò Morrel, se vi conoscessi meno, vi crederei men bravo di quel che siete.

— Perchè io penso a qualcuno che lascerò e che sospiro? Andiamo dunque, Morrel, è un soldato che deve intendersi così poco di coraggio, è forse la morte che io temo? e che cosa mi fa mai, a me che ho passato venti anni fra la vita e la morte, il vivere ed il morire? d’altra parte siate tranquillo, Morrel, questa debolezza, se pure è tale, è per voi solo.

— Alla buon’ora, disse Morrel, ecco quel che si chiama parlare. A proposito, avete portate le vostre armi?

— Io, per farne che? spero bene che questi signori avranno le loro. — Vado ad informarmene, disse Morrel.

— Sì, ma non fate negoziazioni, capite? — Oh! siate tranquillo. — Morrel si avanzò verso Beauchamp e Château-Renaud. Questi vedendo il movimento di Massimiliano fecero qualche passo incontro a lui. I tre giovani si salutarono, se non con affabilità, almeno con cortesia.

— Perdono, signori, disse Morrel, ma io non iscorgo il sig. de Morcerf.

— Questa mattina, rispose Château-Renaud, ci ha fatto avvisare che ci raggiungerebbe soltanto sul terreno.

— Ah! fece Morrel. — Beauchamp cavò l’orologio: