Mercedès lesse:
«Alberto.
«Nel farvi conoscere che io ho penetrato il disegno al quale siete sul punto di abbandonarvi, credo di dimostrarvi egualmente che ne comprendo la delicatezza. Eccovi libero, voi lasciate il palazzo del conte, vi ritirate con vostra madre, libera al par di voi; ma riflettetevi, Alberto; voi le dovete più di quel che potete pagarle, povero e nobil cuore che siete. Conservate per voi la lotta, reclamate per voi le sofferenze, ma risparmiatele quella prima miseria che accompagnerà inevitabilmente i vostri primi sforzi; poichè ella non merita nemmeno il riverbero della disgrazia che in oggi la colpisce, e la provvidenza non vuole che l’innocente paghi pel colpevole.
«Io so che voi lasciate entrambi la casa della strada Helder senza portarvi via niente. Non cercate scoprire in qual modo l’ho saputo. Io lo so: e basta. Ascoltate, Alberto.
«Ventiquattro anni or sono, io ritornava molto fiero nella mia patria. Aveva una fidanzata, Alberto, una santa giovinetta che io adorava, e portava alla mia fidanzata 150 luigi accumulati penosamente colle mie fatiche senza riposo. Questo danaro era per lei, io lo destinava a lei, e sapendo quanto il mare è perfido, aveva seppellito il nostro tesoro in un piccolo giardino della casa che mio padre abitava a Marsiglia sopra i viali di Meillan. Vostra madre, Alberto, conosce bene questa povera casa. Ultimamente, venendo a Parigi, sono passato da Marsiglia. Sono andato a vedere questa casa dei dolorosi ricordi, e la sera, con una vanga alla mano, ho esplorato l’angolo ove era sepolto il mio tesoro. La cassetta di ferro era ancora nel medesimo posto, nessuno l’aveva toccata; ella è presso un bel fico, piantato da mio padre il giorno della mia nascita, che la ricopre colla sua ombra.
«Ebbene! Alberto, questo danaro, che in altro tempo doveva provvedere alla vita ed alla tranquillità di questa donna che io adorava, ecco che oggi, per una strana e dolorosa combinazione, ha ritrovato lo stesso uso.
«Oh! capite bene il mio pensiero; io che potrei offrire dei milioni a questa povera donna, le rendo soltanto il tozzo di pane nero dimenticato sotto il mio povero tetto, dal giorno in cui fui separato per sempre da lei.
«Voi siete un uomo generoso, Alberto, ma ciò non ostante siete forse acciecato dall’orgoglio o dal risentimento; se ricusate, se domandate ad un altro ciò che io ho il diritto di offrirvi, dirò che siete poco generoso nel ricusare la vita di vostra madre offerta da un uomo a cui vostro padre ha fatto morire il padre suo negli orrori della fame e della disperazione.»
Finita questa lettura, Alberto restò pallido ed immobile aspettando ciò che avrebbe risoluto sua madre. Mercedès alzò al cielo uno sguardo di una ineffabile espressione.
— Io accetto, disse ella; egli ha il diritto di pagare la dote che io porterò in un convento, — e mettendo la lettera sul suo cuore, prese il braccio di suo figlio, e con un passo più sicuro di quel che forse ella stessa si aspettava, prese la via delle scale.