— Ebbene? domandò Dantès, la cosa è allo stesso punto nè più nè meno, vi siete conosciuto forse colpevole da che mi avete incontrato, ditelo?

— No, ma io non voglio divenirlo; fin qui io credeva di non aver che fare che con le cose, ora proponete di aver che fare con uomini. Io ho potuto benissimo traforare un muro e distruggere una scala, ma non potrei traforare un petto, nè distruggere un’esistenza.

Dantès fece un leggiero movimento di sorpresa.

— Come, diss’egli, potendo diventar libero, ve ne asterreste per un simile scrupolo?

— Ma e voi, disse Faria, perchè non avete una sera accoppato il carceriere con un piede del vostro tavolino, e rivestito dei suoi abiti tentato di fuggire?

— Perchè non me n’è venuta l’idea, disse Dantès.

— Egli è perchè voi sentite per un simil delitto un tale orrore instintivo, che non ci avete nemmen pensato, rispose il vecchio; perchè nelle cose semplici e permesse i nostri naturali appetiti ci avvertono di non uscir dalla linea del dovere. La tigre che versa il sangue per natura, non ha bisogno che di una cosa, ed è che il suo odorato l’avverta che vi è preda alla sua portata; tosto si slancia verso questa preda; vi piomba sopra, e la sbrana; questo è il suo istinto, ella vi obbedisce; ma l’uomo al contrario ripugna al sangue, non sono le leggi sociali che proscrivono l’omicidio, sono le leggi naturali che lo rigettano. — Dantès rimase confuso: ciò spiegava perfettamente quanto era passato nella sua anima ad insaputa di lui.

— E poi, continuò Faria, da 12 anni circa che sono in prigione, ho ripassato col mio spirito tutte le più celebri evasioni; non ho veduto riuscire le violenti, che molto raramente. L’evasioni fortunate, l’evasioni coronate da un pieno successo, sono quelle meditate con giudizio, preparate con lentezza; così il duca de Beaufort fuggì dal castello di Vincennes, Dubuquoi dal forte l’Evèque, e Latude dalla Bastiglia. Vi sono ancor quelle che possono essere offerte dal caso; queste sono le migliori; aspettiamo un’occasione, credetemi, e se si presenta, approfittiamone.

— Voi avete potuto aspettare, disse Dantès sospirando; questo lavoro vi teneva sempre occupato, e quando non avevate lavoro per distrarvi, avevate le vostre speranze per consolarvi. — È vero disse Faria sorridendo, e poi avevo un’altra occupazione. — Che facevate dunque?

— Studiava e scriveva. — Vi davano dunque carta, penne ed inchiostro? — No, ma io me ne faceva.