— Sì, un poco, è vero, rispose Valentina; così il buon nonno si è costituito mio medico, e siccome sa di tutto, ho la più gran confidenza in lui.
— Ma finalmente è dunque vero che voi soffrite, Valentina? domandò sollecitamente Morrel.
— Oh! mio Dio, questo non si chiama soffrire: risento un mal essere generale, ecco tutto; ho perduto l’appetito e mi sembra che il mio stomaco sostenga una lotta per abituarsi a qualche cosa. — Noirtier non perdeva una delle parole di Valentina. — E quale è la cura che seguite per questa sconosciuta malattia?
— Oh! semplicissima, disse Valentina, prendo tutte le mattine una cucchiaiata della mistura che si porta a mio nonno; quando dico una cucchiaiata, intendo che ho incominciato col prenderne una; ora però ne prendo di già quattro; mio nonno pretende che questa sia una panacea universale. — Valentina sorrideva; ma vi era qualche cosa di tristo e sofferente in questo sorriso. Massimiliano ebbro di amore la guardava in silenzio: ella era bella, ma il suo pallore aveva preso una tinta più bianca, i suoi occhi brillavano di un fuoco ardente più che d’ordinario, e le sue mani, che ordinariamente erano di un bianco d’avorio, sembravano di cera con una velatura giallastra, che le copriva nello stesso tempo.
Da Valentina il giovine portò gli occhi su Noirtier; questi considerava con quella strana e profonda intelligenza la giovinetta assorbita nel suo amore; ma egli pure, come Morrel, scorgeva queste tracce di un sordo soffrire, così poco visibile che era sfuggito agli occhi di tutti, eccetto che a quelli dell’amante e del nonno.
— Ma, disse Morrel, questa mistura di cui siete giunta a prender quattro cucchiai, io la credeva un medicamento per il sig. Noirtier?
— Io so che è molto amara, rispose Valentina, tanto amara, che tutto ciò che bevo dopo di essa, mi sembra avere lo stesso gusto. — Noirtier guardò sua nipote in modo da interrogarla. — Sì, buon nonno, disse Valentina, è così, come vi diceva. Or ora, prima di venire da voi, ho bevuto un bicchier d’acqua inzuccherata; ebbene! ne ho lasciata la metà, tanto quest’acqua mi è sembrata amara.
Noirtier impallidì, e fece segno che voleva parlare.
Valentina si alzò per andare a cercare il dizionario.
Noirtier la seguiva cogli occhi, e con una visibile angoscia. Difatto il sangue saliva alla testa della giovinetta, e le guance le si coloravano. — Osserva! diss’ella senza perder nulla della sua allegria, è singolare: un abbagliamento! È dunque il sole che mi ha percosso negli occhi?...