La sig.ª Danglars ed Eugenia uscivano in questo momento, esse furono in tempo da essere informate della causa di tutto questo susurro. — Se lo aveva predetto! gridò la sig.ª de Villefort; povera ragazza!

XCIII. — LA CONFESSIONE.

Nello stesso punto s’intese la voce del sig. de Villefort che gridava dal suo gabinetto. — Che è stato?

Morrel consultò con uno sguardo Noirtier, che allora aveva ripreso tutta la prontezza d’animo, e con un colpo d’occhio gli indicò il gabinetto ove già un’altra volta, in una occasione presso a poco simile, si era rifugiato. Non ebbe che il tempo di prendere il cappello, e di gettarvisi anelante. Si sentivano già i passi del procuratore del Re nel corridoio. Villefort si precipitò nella camera, corse a Valentina e la prese fra le sue braccia: — Un medico! un medico! il sig. d’Avrigny, gridò Villefort; o piuttosto vi andrò io stesso. — E si slanciò fuori dell’appartamento.

Dall’altra porta si slanciò Morrel. Egli era stato colpito nel cuore da una spaventevole rimembranza. La conversazione fra il sig. de Villefort ed il dottore, che aveva inteso nel giardino la notte in cui morì la sig.ª de Saint-Méran, gli ritornò tutta alla memoria, questi sintomi portati ad un grado meno spaventoso, erano gli stessi che avevano preceduta la morte di Barrois. Nello stesso tempo gli era sembrato di sentire un rumore al suo orecchio, quella voce di Monte-Cristo che gli aveva detto, erano circa due ore appena: — Qualunque cosa possiate avere bisogno, venite da me, io posso molto. — Più rapido del pensiero corse dunque dal sobborgo Sant’Onorato nella strada Matignon, e dalla strada Matignon all’ingresso dei Campi-Elisi.

In questo mentre il sig. de Villefort giungeva in un cabriolet di piazza alla porta del sig. d’Avrigny; suonò con tanta violenza che il portinaro venne ad aprirgli tutto spaventato. Villefort balzò sulle scale senza aver la forza di dire una parola. Il portinaro lo conosceva e lo lasciò passare gridando soltanto: — Nel suo gabinetto, sig. procuratore del Re, nel suo gabinetto! — Villefort ne spingeva già, anzi ne sfondava la porta: — Ah! disse il dottore, siete voi?

— Sì, disse Villefort richiudendo la porta dietro a sè; sì, dottore, sono io che vengo a chiedervi a mia volta se siamo soli; dottore, la mia casa è una casa maledetta?

— Che! disse questi con apparente freddezza, ma con profonda emozione interna, avete ancor qualche altro malato?

— Sì, dottore, gridò Villefort afferrandosi con mano convulsa un pugno di capelli, sì! — Lo sguardo d’Avrigny significava: — Io ve lo aveva predetto. — Indi le sue labbra articolarono lentamente queste parole: — Chi sta dunque per morire in casa vostra? e qual nuova vittima va ad accusarvi di debolezza avanti a Dio?

Un doloroso singhiozzo scaturì dal cuore di Villefort, s’avvicinò al medico, ed afferrandolo pel braccio: — Valentina. — Vostra figlia! gridò d’Avrigny preso da dolore e da sorpresa.