— Che vi è dunque, signore? domandò Monte-Cristo avanzandosi verso il commissario.
— Chi di voi signori, domandò il magistrato senza rispondere al conte, si chiama Andrea Cavalcanti?
Un grido di stupore partì da tutti gli angoli della sala.
Si cercò; si interrogò. — Ma che cosa è dunque questo Andrea Cavalcanti? domandò Danglars quasi fuor di sè.
— Un antico forzato sfuggito dalle galere di Tolone.
— E che delitto ha commesso?
— Egli è prevenuto, disse il commissario colla sua voce impassibile, di avere assassinato il nominato Caderousse, suo compagno di catena, al momento in cui questi uscì dal conte di Monte-Cristo. — Monte-Cristo gettò uno sguardo rapido intorno a sè... Andrea era sparito.
XCVI. — LA STRADA DEL BELGIO.
Alcuni minuti dopo la scena di confusione prodotta nelle sale del sig. Danglars per la comparsa inattesa del brigadiere di gendarmeria e per la rivelazione che ne era stata la conseguenza, il vasto palazzo si era vuotato, con una rapidità simile a quella che avrebbe prodotto l’annunzio di un caso di peste o di colera-morbus accaduto in mezzo ai convitati: in pochi minuti da tutte le porte, da tutte le uscite, ciascuno si era affrettato di ritirarsi, o piuttosto di fuggire; perchè questa era una di quelle congiunture nelle quali non bisogna neppure tentare di dare quelle cerimoniose consolazioni che sono solite a rendersi nelle grandi catastrofi dai migliori amici tanto importuni. Non era rimasto nel palazzo del banchiere che Danglars, chiuso nel suo gabinetto, e facendo la sua deposizione fra le mani del sotto-ufficiale di gendarmeria; che la sig.ª Danglars, spaventata, nel gabinetto che conosciamo, ed Eugenia, che, coll’occhio altero ed il labbro sdegnoso, si era ritirata nella sua camera colla sua inseparabil compagna, madamigella Luigia d’Armilly. In quanto ai numerosi domestici, più numerosi ancora in quella sera, che d’ordinario, perchè vi erano stati aggiunti, in occasione della festa, i sorbettieri, i cerimonieri e i maestri di casa del Caffè di Parigi, voltando contro il loro padrone la collera di ciò ch’essi chiamavano il loro affronto stazionavano a gruppi nell’officio, nelle cucine, nelle loro camere inquietandosi molto poco del servizio, che del resto si ritrovava naturalmente interrotto. In mezzo a questi differenti personaggi, frementi per interessi diversi, due soli meritano che ci occupiamo di loro: madamigella Eugenia Danglars, e madamigella Luigia d’Armilly. La giovane fidanzata, lo abbiamo detto, si era ritirata con aria altera, col labbro sdegnoso, e con l’andamento di una regina oltraggiata, seguita dalla sua compagna più pallida e più commossa di lei. Giungendo nella sua camera, Eugenia chiuse la porta per di dentro, mentre che Luigia cadeva sur una sedia.
— Oh! mio Dio! mio Dio! che cosa orribile! disse la giovane cantante; e chi poteva dubitare di questo? il sig. Andrea Cavalcanti... un assassino... un forzato fuggito dalla galera.... un forzato!... — Un sorriso ironico increspò le labbra di Eugenia.