— In verità, io era predestinata, diss’ella: sfuggo da Morcerf per cadere in Cavalcanti.

— Oh! non confondiamo l’uno con l’altro, Eugenia.

— Taci, tutti gli uomini sono infami, son felice di poter far di più che detestarli: or li disprezzo.

— Che faremo? domandò Luigia.

— Ciò che dovevamo fare fra tre giorni... partire.

— Così, quantunque non ti mariti più, tu vuoi sempre...

— Ascolta, Luigia; ho in orrore questa vita della società sempre ordinata, misurata, regolata come un nostro foglio di musica. Ciò che sempre ho desiderato, voluto, ciò che ha formato la mia ambizione, è stata sempre la vita dell’artista, la vita libera, indipendente, in cui non si ha a render conto che a sè. Restare, per far che? perchè si tenti fra un mese di maritarmi nuovamente; a chi, al sig. Debray forse come ne è stato per un momento parola? No, Luigia, no; l’avventura di questa sera mi servirà di scusa; io non ne cercava, non ne domandava, Dio mi ha inviato questa, essa sia la benvenuta.

— Come tu sei forte e coraggiosa!

— Non mi conosci ancora? Andiamo, Luigia, parliamo dei nostri affari. La carrozza di posta...

— È fortunatamente comprata da tre giorni.