Là, soffocato, anelante, si fermò: era perfettamente solo, ed aveva alla sinistra il recinto di San Lazzaro, vasto deserto; alla destra Parigi in tutta la sua profondità.
— Sono io perduto? domandò a sè stesso. No, posso usare un’attività superiore a quella dei miei nemici. La mia salvezza è dunque divenuta semplicemente una questione di miriametri. — In quel momento scoprì, salendo l’alto del sobborgo Poissoniére, un cabriolet di piazza, il cui cocchiere meditabondo, fumando la pipa, sembrava voler raggiungere l’estremità opposta del sobborgo Saint-Denis ove senza dubbio faceva la sua stazione ordinaria.
— Ehi! amico! disse Benedetto. — Che c’è? domandò il cocchiere. — Il vostro cavallo è stanco?
— Stanco! ah sì davvero! non ha fatto niente in tutta la santa giornata. Quattro cattive corse e venti soldi di mancia; in tutto sette fr. ed io devo darne dieci al padrone!
— Volete aggiungere a questi sette fr. altri venti?
— Con piacere, venti fr. non sono da disprezzarsi. Che si deve fare? sentiamo.
— Una cosa facilissima, semprechè il cavallo non sia stanco.
— Vi dico che andrà come un zeffiro; il tutto sta di dire da qual parte volete che io vada.
— Dalla parte del Louvres.
— Ah! ah! lo conosco: il paese del ratafià!