— Voi vi dicevate così, non è vero, signora?
— Ebbene! lo confesso.
— Io vi risponderò.
Villefort avvicinò la sua sedia al seggio della sig.ª Danglars; indi appoggiando le due mani sullo scrittoio, e prendendo una intonazione più sorda del consueto:
— Vi sono dei delitti che restano impuniti, diss’egli, perchè non si conoscono i rei, e si teme di colpire una testa innocente invece della colpevole. Ma quando questi colpevoli saranno conosciuti, chiunque essi siano, lo giuro, morranno. Ora, dopo il giuramento che ho fatto, e che manterrò, signora, avrete il coraggio di chiedermi grazia per quel miserabile?
— Eh! signore, riprese la baronessa, siete sicuro ch’egli sia tanto colpevole quanto si dice?
— Ascoltate, ecco la sua filza: Benedetto, condannato da prima a cinque anni di galera per falsario, nell’età di sedici anni; il giovine prometteva bene, come vedete; indi evaso, poi assassino.
— E chi è questo disgraziato?
— E chi lo sa! un vagabondo, un Corso.
— Non è stato dunque reclamato da nessuno?