Terminato il racconto Faria riflettè profondamente.

— Havvi, diss’egli dopo un momento, un assioma in diritto di gran profondità e che coincide a ciò che vi diceva non è molto, che almeno il cattivo pensiero non nasce con una falsa organizzazione, la natura umana repugna al delitto. Ciò non ostante la civilizzazione ci ha dato de’ vizi, dei bisogni, e degli appetiti fittizi, che qualche volta hanno l’influenza di soffocare i nostri buoni istinti e di condurci al male. Quindi ne nasce questa massima: «se voi volete scoprire il colpevole, cercate dapprima colui al quale può essere utile il commesso delitto.» La vostra sparizione a chi poteva essere utile?

— A nessuno, mio Dio! io era tanto poca cosa.

— Non rispondete così, perchè la risposta manca ad un tempo di logica e di filosofia; tutto è relativo, mio caro amico; dal re che incomoda il suo successore, fino all’ultimo impiegato che incomoda l’alunno, ciascuno incomoda colui che gli vien dopo o che gli cammina a lato; se il re muore il suo successore eredita una corona, se l’impiegato muore l’alunno ne eredita l’impiego e lo stipendio di 200 lire. Queste 200 lire di stipendio sono per lui la sua lista civile e gli sono tanto necessarie per vivere, quanto i milioni ad un re. Ciascuno individuo, dal più basso al più alto grado della scala sociale, riunisce intorno a sè un piccolo mondo d’interessi, avendo i suoi turbini ed i suoi atomi gialli come i mondi di Descartes. Soltanto questi mondi vanno sempre più allargandosi a misura che si sale. È una scala a chiocciola rovesciata, che si tien ritta alla punta per forza d’equilibrio. Ritorniamo dunque al vostro mondo. Voi eravate sul punto di essere nominato capitano a bordo del Faraone? — Sì.

— Eravate sul punto di sposare una bella giovinetta? Esisteva forse qualcuno che avesse premura perchè non diveniste capitano del Faraone? qualcuno cui importasse che non sposaste Mercedès? rispondetemi intanto alla prima interrogazione, l’ordine è la chiave di tutti i problemi. Io ripeto adunque, v’era qualcuno a cui potesse importare che non foste nominato capitano del Faraone?

— No, io era molto amato a bordo. Se i marinari avessero potuto eleggere un capo, son certo che sarei stato io l’eletto. Un sol uomo vi era che poteva in qualche modo esser meco inquieto, perchè tre mesi prima avevo avuto con lui una contesa, e gli aveva proposto un duello che egli ricusò.

— Avanti adunque!... come si chiama quest’uomo?

— Danglars. — Che cosa era a bordo?

— Scrivano computista.

— Se voi foste divenuto capitano l’avreste conservato al suo posto? — No, se la cosa fosse dipesa da me, perchè aveva creduto scorgere qualche infedeltà nei suoi conti. — Bene. Ora, chi ha assistito al vostro ultimo colloquio col capitano Leclerc?