— Il disonore ricade sulla mia famiglia.

— Non ho forse la morte nella mia?

— Ah! signore, gridò la baronessa, voi siete senza pietà per gli altri! ebbene, son io che ve lo dico, gli altri saranno senza pietà per voi!

— Sia! disse Villefort innalzando le braccia al cielo.

— Rimettete almeno la causa di questo disgraziato, se lo arrestano, alle prossime sedute, ciò accorderà almeno sei mesi di tempo acciò venga tutto dimenticato.

— No, disse Villefort, ho ancora cinque giorni: l’informazione del processo è fatta; cinque giorni è un tempo anche maggiore di quel che mi abbisogna; del resto, non capite, signora, che io pure ho bisogno di dimenticare? Ebbene! quando lavoro, e lavoro notte e giorno, vi sono dei momenti in cui dimentico me stesso; e quando non mi sovvengo di me, sono felice alla maniera dei morti; ma questo è anche meglio che soffrire.

— Signore, egli è fuggito: lasciatelo fuggire, l’inerzia è una clemenza facile.

— Ma io vi dico che è troppo tardi; alla punta del giorno il telegrafo lavorava, ed a quest’ora forse...

— Signore, disse un cameriere entrando, un dragone ha portato questo dispaccio del ministro dell’Interno.

Villefort afferrò la lettera, e la dissigillò. La sig.ª Danglars fremette di terrore, Villefort rabbrividì di gioia.