— No, voi non morrete, qualunque cosa vi accada, mi promettete, che non vi lamenterete, che spererete!
— Io penserò a Massimiliano.
— Siete la mia prediletta; io sol posso salvarvi, vi salverò.
Valentina al colmo del terrore congiunse le mani (ella s’accorgeva bene che era giunto il momento di domandare a Dio coraggio), e si dirizzò per pregare, mormorando delle parole interrotte, e dimenticando che le sue bianche spalle non avevano altro velo che la lunga capigliatura, e che le si vedeva battere il cuore sotto il fino merletto del corpetto da notte. Il conte appoggiò dolcemente la mano sul braccio della giovanetta, ricondusse fino al collo il trapunto di velluto, e con un sorriso tutto paterno:
— Figlia mia, diss’egli, credete nella mia affezione, come credete nella bontà di Dio, e nell’amore di Massimiliano.
Valentina fissò su lui uno sguardo di riconoscenza, e restò docile, come un fanciullo, sotto i suoi veli.
Allora il conte cavò dal taschino del gilè la scatola di smeraldo, sollevò il coperchio d’oro, e versò nella mano di Valentina una piccola pastiglia rotonda della grandezza di un pisello. Valentina la prese coll’altra mano, e guardò il conte attentamente: vi era sui lineamenti di questo intrepido protettore un riflesso della maestà della celeste possanza. Era evidente che Valentina lo interrogava collo sguardo.
— Sì, rispose questi. — Valentina portò la pastiglia alla bocca, e l’inghiottì. — Ed ora, a rivederci, figlia mia, diss’egli; vado a provar di dormire perchè ora siete salvata.
— Andate, disse Valentina; qualunque cosa mi accada, vi prometto non aver paura. — Monte-Cristo tenne lungamente gli occhi fissi sulla giovanetta, che a poco a poco si addormiva, vinta dalla forza del narcotico che il conte le aveva dato. Allora prese il bicchiere, ne vuotò tre quarti nel caminetto, perchè si fosse potuto credere che Valentina avesse bevuto ciò che mancava, lo rimise sul tavolino da notte; indi passando dietro alla scansia, disparve, dopo aver dato un ultimo sguardo a Valentina, che si addormiva con quella confidenza e candore con cui un angiolo riposa ai piedi del Signore.