La porta del sig. Noirtier era aperta come tutte le altre.
La prima cosa che vide, fu il vecchio nel suo seggio, al suo posto ordinario; ma gli occhi dilatati sembravano esprimere un interno spavento, che veniva ancor confermato dallo strano pallore sparso su tutti i suoi lineamenti.
— Come state, signore? domandò il giovine non senza un certo stringimento di cuore.
— Bene, fece il vecchio col suo battere di palpebra.
Ma la sua fisonomia sembrò aumentar d’inquietudine.
— Voi siete preoccupato, continuò Morrel, avete bisogno di qualche cosa; volete che chiami qualcuno dei servitori? — Sì, fece Noirtier.
Morrel si sospese al cordone del campanello, ma ebbe un bel tirare fino a romperlo, non venne alcuno.
Egli si voltò verso Noirtier; il pallore e l’angoscia andavano crescendo sul viso del vecchio: — Ma, Dio mio! disse Morrel, ma perchè non viene qualcuno? forse che vi è un malato nella casa? — Gli occhi di Noirtier sembrarono sul punto di schizzare dalle loro orbite: — Ma che avete dunque? continuò Morrel, voi mi spaventate... Valentina, Valentina... — Sì, sì, fece Noirtier.
Massimiliano aprì la bocca per parlare, ma la lingua non potè articolare alcuna parola: egli vacillò e si rattenne ad un mobile: indi stese la mano verso la porta.
— Sì, sì, sì, fece il vecchio. — Massimiliano si slanciò verso la piccola scala, che montò in due salti, mentre Noirtier sembrava gridargli cogli occhi: