In quel momento la sig.ª de Villefort, col braccio per metà infilzato nel pettinatore da mattina, sollevava la portiera; per un momento restò sulla soglia in atto di interrogare gli assistenti, e chiamando in suo aiuto alcune lagrime ribelli. D’un subito ella fece un passo, o piuttosto uno sbalzo colle braccia stese verso la tavola da notte: aveva veduto d’Avrigny piegarsi con curiosità su questa tavola, e prendere il bicchiere ch’ella era certa di aver vuotato nella notte. Il bicchiere si ritrovava pieno per un terzo, precisamente come era quando ella ne aveva gettato il contenuto nelle ceneri. Lo spettro di Valentina ritto davanti l’avvelenatrice avrebbe prodotto minor effetto su di lei.
Di fatto era quello il colore della bevanda che aveva versata nel bicchiere di Valentina, e da questa bevuta; era quello il veleno che non poteva ingannare l’occhio del sig. d’Avrigny, e che d’Avrigny guardava attentamente; era quello un miracolo che senza dubbio faceva Dio, affinchè restasse, ad onta di tutte le cautele prese dall’assassino, una prova, una denunzia del delitto. Frattanto, mentre la sig.ª de Villefort era rimasta immobile, come la statua del terrore, mentre Villefort, colla testa nascosta nelle lenzuola del letto mortuario, non vedeva niente di ciò che accadeva intorno a lui, d’Avrigny si avvicinava alla finestra per meglio esaminare coll’occhio il contenuto del bicchiere, e gustandone una goccia presa sulla punta di un dito:
— Ah! mormorò egli, ora non è più la brucnina; vediamo che cosa è! — Allora corse ad uno degli armadii della camera di Valentina, armadio trasformato in farmacia, e cavando dalla sua piccola nicchia d’argento una boccetta d’acido nitrico, ne lasciò cadere alcune gocce nello opale del liquido, che in un subito si cambiò in un mezzo bicchiere di sangue vermiglio. — Ah! fece d’Avrigny coll’orrore del giudice a cui si scopre la verità, e colla soddisfazione dello scienziato a cui si svela un problema.
La sig.ª de Villefort si girò un minuto su sè stessa, i suoi occhi lanciarono fiamme, indi si spensero; ella cercò vacillante la porta colla mano, e disparve.
Un momento dopo s’intese il rumore di un corpo che cadde sull’assito. Ma nessuno vi fece attenzione; la infermiera stava occupata a guardare l’analisi chimica, Villefort era sempre annientato. Il sig. d’Avrigny soltanto aveva seguito con gli occhi la sig.ª de Villefort, ed aveva notata la sua precipitata sparizione. Egli sollevò la portiera della camera di Valentina, ed il suo sguardo, a traverso dell’appartamento di Edoardo, potè penetrare in quello della sig.ª de Villefort, ch’egli vide priva di sensi e stesa sul piancito: — Andate a soccorrere la sig.ª de Villefort, diss’egli all’infermiera, ella si sente male!
— Ma madamigella Valentina? balbettò questa.
— Madamigella Valentina non ha più bisogno di soccorsi, d’Avrigny disse, poichè ella è morta.
— Morta! morta! sospirò Villefort nel suo parossismo, tanto più dilaniante, che questa era una notizia incognita, inudita pel suo cuore di bronzo.
— Morta! dite voi? gridò una terza voce; chi ha detto che Valentina sia morta? — I due personaggi si rivolsero, e sulla porta scopersero Morrel dritto in piedi, pallido, sconvolto, e terribile. Ecco ciò ch’era accaduto.
All’ora solita, e per la piccola porta che conduceva al sig. Noirtier, Morrel si era presentato. Contro il solito ritrovò la porta aperta; non ebbe dunque bisogno di suonare il campanello: entrò. Nel vestibolo aspettò un momento chiamando un domestico qualunque che lo introducesse presso il sig. Noirtier. Ma nessuno aveva risposto; i domestici, come si sa, eran tutti disertati dalla casa. Ma Morrel in quel giorno non aveva alcun particolare motivo di inquietudine. Egli aveva la promessa di Monte-Cristo, che Valentina sarebbe vissuta, e fino a quel giorno la promessa era stata mantenuta fedelmente. Ogni sera il conte gli dava delle buone notizie che la dimane venivano confermate dallo stesso sig. Noirtier. Però questa solitudine gli sembrò cosa singolare; chiamò una seconda, una terza volta, ma sempre lo stesso silenzio. Allora risolvette salire.