— Ripetetemela adunque. — Dantès si raccolse un momento. — Eccola, diss’egli, alla lettera:

«Il Sig. Procuratore del Re è avvisato da un amico del trono e della religione, che il nominato Edmondo Dantès, secondo nel bastimento il Faraone, giunto questa mattina da Smyrne dopo aver toccato Napoli e Portoferraio, è stato incaricato da Murat di una lettera per l’Usurpatore, e dall’Usurpatore d’una lettera pel Comitato Bonapartista di Parigi. Si avrà la prova del delitto arrestandolo, poichè si troverà questa lettera, o nelle sue tasche, o presso di suo padre, o nel suo gabinetto a bordo del Faraone

Faria alzò le spalle. — Ciò è chiaro come la luce del giorno, diss’egli, e bisogna ben dire che voi abbiate avuto il cuore molto buono e molto ingenuo, per non indovinare la cosa al primo aspetto.

— Voi lo credete! gridò Dantès; Ah! questa sarebbe un’infamia.

— Com’era il carattere ordinario di Danglars?

— Un bel corsivo. — Qual era quello della lettera anonima? — Un carattere rovesciato. — Faria sorrise.

— Contraffatto, n’è vero?

— Ma molto franco per essere contraffatto.

— Aspettate! diss’egli. E presa la penna, o meglio ciò che così chiamava, la bagnò nell’inchiostro e scrisse colla mano sinistra, sopra un po’ di tela preparata a tal uopo, le prime due o tre righe della denunzia.

Dantès dette addietro e guardò Faria quasi con terrore.