— Vivrò, disse Mercedès, ma tu non partirai, n’è vero?
— Madre mia, io partirò, disse Alberto, con voce placida e ferma; voi mi amate troppo per non lasciarmi ozioso ed inutile; d’altra parte io mi sono firmato.
— Tu farai a seconda della tua volontà, figlio, ed io farò secondo la volontà di Dio.
— Non già secondo la mia volontà, madre mia, ma secondo la ragione, secondo la necessità. Noi siamo due creature disperate, non è vero? Che cosa è più la vita per voi in oggi? niente. Che cosa è più la vita per me? Oh! ben poca cosa senza di voi, madre mia; credetelo; perchè senza di voi questa vita, avrebbe cessato dal giorno in cui concepii qualche dubbio sull’onore di mio padre, e ne rinnegai il nome! Finalmente io vivo, se voi mi promettete di sperare ancora; se mi lasciate la cura della vostra futura felicità, voi raddoppierete la mia forza. Allora andrò laggiù a ritrovare il governatore dell’Algeria; è un cuore leale e soprattutto eminentemente soldato: gli racconterò la mia lugubre istoria, lo pregherò d’andar voltando di tempo in tempo gli occhi alla parte ove io sarò, e s’egli mi mantiene la parola, s’egli mi guarda quando io combatto, prima che compian sei mesi, o sarò morto o sarò uffiziale. Se sono uffiziale la vostra sorte è assicurata, madre mia, perchè allora avrò del danaro per voi e per me, e di più un nuovo nome di cui saremo orgogliosi, poichè quello sarà il vostro vero nome. Se sono ucciso... cara madre, voi morirete se vi piace, ed allora i nostri infortunii avran termine nei loro stessi eccessi.
— Sta bene, rispose Mercedès col suo nobile ed eloquente sguardo: hai ragione, figlio mio; proviamo a certe persone che ci stanno ad osservare, e che aspettano le nostre azioni per giudicarci, che noi siam per lo meno degni di essere compianti.
— Ma, bando ad ogni funebre idea, cara madre! gridò il giovine: vi giuro che siamo, o almeno che potremo essere felicissimi: siete una donna piena ad un tempo di spirito e di rassegnazione; io sono divenuto semplice nei miei gusti, e senza passioni, almeno spero. Una volta al servizio, eccomi ricco. Una volta che sarete in casa del sig. Dantès, eccovi tranquilla. Proviamo! ve ne prego, madre mia.
— Sì, proviamo, figlio mio, perchè tu devi vivere, perchè tu devi esser felice, rispose Mercedès.
— Per cui, madre mia, ecco fatta la nostra divisione, aggiunse il giovine affettando uno sguardo di comodità; possiam partire oggi stesso. Andiamo, come vi ho detto, ho fermato il vostro posto.
— Ma il tuo, figlio mio?
— Debbo ancora restar qui altri due o tre giorni, madre mia; questo sarà un principio di separazione, ed abbiamo bisogno di abituarci; mi necessitano alcune raccomandazioni, alcune informazioni sull’Algeria; vi raggiungerò a Marsiglia.