— Ma, disse Debray a Beauchamp, se ho parlato al presidente, voi dovete aver parlato al procuratore del Re?
— Impossibile! da otto giorni il sig. de Villefort si tien celato; ciò è naturale: questa strana sequela di dispiaceri domestici, coronati dalla morte non meno strana di sua figlia...
— Morte strana! che dite dunque Beauchamp?
— Ah! sì, fate dunque l’interrogatore, sotto il pretesto che ciò che accade fra la nobiltà di toga non lo sapete, disse Beauchamp applicandosi la lente all’occhio e sforzandosi di tenerla ferma col solo sopracciglio.
— Mio caro signore, disse Château-Renaud, permettetemi di dirvi che, per tenere così la lente voi non siete della forza di Debray. Debray, date dunque una lezione al sig. Beauchamp.
— Osservate, disse Beauchamp, non mi sbaglio.
— Che è dunque? — È lei. — Chi è? — La si diceva partita. — Madamigella Eugenia? domandò Château-Renaud, sarebbe di già ritornata?
— No, ma sua madre. — La sig.ª Danglars?
— Andiamo, disse Château-Renaud, è impossibile; dieci giorni dopo la fuga di sua figlia, tre giorni dopo il fallimento di suo marito! — Debray arrossì leggermente e seguì la direzione dello sguardo di Beauchamp.
— Andiamo diss’egli, è una donna velata, una donna sconosciuta, qualche principessa straniera, forse anche la madre del principe Cavalcanti; ma voi dicevate o piuttosto volevate dire una cosa molto interessante, Beauchamp, mi sembra.