— È incredibile!

— Ma, no, mio caro, ciò non è incredibile del tutto: avete veduto l’anno scorso quel fanciullo della strada Richelieu che si divertiva ad uccidere i suoi fratelli e le sue sorelle immergendo loro delle spille nelle orecchie mentre dormivano. La generazione che viene dopo di noi, è molto precoce, mio caro!

— Caro mio, disse Château-Renaud, scommetto che voi non credete una parola di tutto ciò che ci avete raccontato... Ma non vedo il conte di Monte-Cristo; come mai non è qui?

— Egli è degenerato, fece Debray; e poi non vorrà comparire davanti a tutti, che è stato ingannato da tutti questi Cavalcanti i quali sono venuti a lui con delle false lettere credenziali, di modo che egli si trova allo scoperto di un centinaio di migliaia di franchi, ipotecati sul suo principato.

— A proposito, domandò Beauchamp, come sta Morrel?

— In fede mia, disse il gentiluomo, sono stato tre volte in casa sua, e non l’ho mai ritrovato, però sua sorella non mi è sembrata inquieta, e mi ha detto, con molto buon viso, che non lo ha più veduto da due o tre giorni, ma che è certa ch’egli sta bene.

— Ah! ora che vi penso! il conte di Monte-Cristo non può venire nella sala! disse Beauchamp.

— E perchè? — Perchè egli è attore nel dramma.

— Ma forse egli pur ha assassinato qualcuno? domandò Debray.

— Ma no, è lui, al contrario, che hanno voluto assassinare: sapete bene che uscendo dalla sua casa quel degno signore di Caderousse è stato assassinato dal suo giovine amico Benedetto: sapete bene che in casa sua fu trovato quel famoso gilè nel quale era la lettera che venne a sconvolgere la sottoscrizione del contratto di matrimonio: vedetelo, è là tutto insanguinato come capo di convinzione. — Ah! molto bene! — Zitti! signori, ecco la Corte; ai nostri posti!