Ella forse non ritornerebbe più a vedere il prigioniero, non avrebbe più nuova nè di Rosa nè de’ suoi tulipani.
Ora, come spiegheremo noi il bizzarro carattere dei veri tulipanieri tali quali esistono ancora nel mondo?
Lo confessiamo a smacco del nostro eroe e della orticultura, de’ suoi due amori, quello che Cornelio sentivasi più inclinato a rigettare, l’era l’amor di Rosa; e allorquando verso le tre di mattina addormentossi sfinito dalla stanchezza, bersagliato dal timore, compunto dai rimorsi, il gran tulipano nero cedè il primo posto ne’ suoi sogni agli occhi turchini così dolci della bionda Frisona.
III Donna e Fiore.
Ma la povera Rosa chiusa nella sua camera non poteva indovinare chi sognasse Cornelio.
Ne conseguitava però che da ciò ch’egli aveale detto, Rosa era ben più inclinata a credere ch’egli sognasse i suoi tulipani che lei, e non pertanto Rosa ingannavasi.
Ma siccome non era là nessuno per dire a Rosa che s’ingannava, avvegnachè le imprudenti parole di Cornelio erano cadute sulla di lei anima come goccie di veleno, Rosa non sognò già, ma pianse.
Difatti essendo Rosa una creatura di spirito elevato, di un senso diritto e profondo, rendevasi giustizia, non già quanto alle sue qualità morali e fisiche, ma quanto alla sua posizione sociale.
Cornelio era sapiente e ricco, almeno innanzi la confisca de’ beni; Cornelio era di quella borghesia commerciale, più fiera delle sue insegne di bottega delineate a guisa di blasone, di quello che non lo sia mai stata la nobiltà di razza delle sue armerie ereditarie. Cornelio poteva dunque trovare Rosa buona per una distrazione, ma a colpo sicuro quando si trattasse d’impegnare il suo cuore per un tulipano, cioè pel più nobile e pel più fiero dei fiori, egli lo impegnerebbe piuttosto, che per Rosa umile figlia di un carceriere.
Rosa dunque comprendeva questa preferenza che Cornelio dava al tulipano nero invece che a lei, ma la non era meno disperata appunto perchè lo comprendeva.