Cornelio indietreggiò spaventato: nel ladro, nel falso Giacobbe aveva riconosciuto il vero Isacco Boxtel, suo vicino, che nella purezza della sua anima non aveva mai sospettato neppure per un istante di una azione così iniqua.
Del resto fu una gran fortuna per Boxtel che Dio gli spedisse proprio a tempo quell’attacco apopletico fulminante, che gli tolse di vedere più a lungi cose tanto dolorose al suo orgoglio e alla sua avarizia.
Poi al suono di trombe la processione riprese il suo cammino senzachè niente fosse cambiato nel ceremoniale, se togli Boxtel morto, e Cornelio e Rosa trionfanti che camminavano accanto impalmati.
Quando si fu rientrati al palazzo comunale, il principe accennando col dito a Cornelio il sacchetto di cento mila fiorini d’oro:
— Io non so bene, diss’egli, da chi sia guadagnato quel denaro, se da voi o da Rosa; perchè voi avete ritrovato il tulipano nero, ella lo ha allevato e fatto fiorire; cosicchè offrendolo ella per dote non sarebbe giusto. D’altronde è il dono della città di Harlem fatto al tulipano nero.
Cornelio stava attento per sapere che volesse inferire il principe, che continuò:
— Io dono a Rosa cento mila fiorini, che ha ben guadagnati e che può offrirvi; sono il premio del suo amore, del suo coraggio e della sua onestà. Quanto a voi, o signore, grazie pure a Rosa che ha portato la prova della vostra innocenza, — e dicendo queste parole, il principe porse a Cornelio il famoso foglio della Bibbia, sul quale era scritta la lettera di Cornelio de Witt, e che aveva servito a rinvoltare i tre talli; — quanto a voi si è convinti che siete stato carcerato per un delitto che non avevate commesso. Perciò non solo siete libero, ma ancora i vostri beni come innocente sono per non confiscati, e vi sono resi. Signor Van Baerle, voi siete il battezzato di Cornelio de Witt e l’amico di Giovanni; restate degno del nome che vi ha affidato l’uno sul fonte battesimale, e dell’amicizia dell’altro, della quale aveavi onorato. Conservate la tradizione dei loro meriti, perchè quei de Witt mal giudicati, mal puniti in un momento d’aberrazione popolare erano due grandi cittadini, di cui l’Olanda va oggi superba.
Il principe a queste ultime parole, che pronunziò di una voce commossa contro il suo solito, diede a baciare le sue mani ai due sposi, che inginocchiaronsi dai lati.
Poi sospirando, continuò:
— Ahimè! siete voi ben felici, voi che forse sognando la vera gloria dell’Olanda e soprattutto la sua felicità vera, non cercate di conquistarle che tulipani di nuovi colori.