«Maledetto scuotimento! diceva Blaisois, sento che mi ritorna il male come quando si arrivò.

«E per combattere questa nausea, rispondeva Mousqueton, non avere altro che pane d’orzo e vino di luppoli.... buff!....

«E la vostra fiaschetta di giunchi, signor Mouston, l’avete perduta? domandò Blaisois che aveva terminato il suo preparativo e barcollando si accostava alla tavola, davanti alla quale Mousqueton era già seduto e dove riuscì anche a lui di sedersi.

«No; disse Mousqueton, ma Parry se l’è ritenuta. Quei maledetti Scozzesi hanno sempre sete!.... E voi, Grimaud?.... disse poi al camerata che appunto capitava dopo aver accompagnato d’Artagnan nel suo giro, e voi, avete sete?

«Quanto uno Scozzese, fece Grimaud laconicamente».

E si assise accanto agli altri due, si cavò di tasca un libretto, e si mise a fare i conti della società, di cui era l’economo.

«Ohimè, ohimè!.... disse Blaisois, mi si rimescola lo stomaco!

«Se così è, consigliò Mousqueton in tuono da dottore, pigliate un po’ di cibo.

«E codesto, lo chiamate cibo? replicò Blaisois con cera dolente e sprezzante accennando col dito il pan d’orzo e la birra.

«Blaisois, riprese Mousqueton, rammentatevi che il pane è il vero nutrimento del Francese, e anche il Francese non ne ha sempre: domandatelo a Grimaud.