«Bene, bene: se a bordo v’è un’armata, di certo la non sarà rimpiattata qui. Si vada a sapere se Porthos ha trovato da cena».

E ringraziato con un moto della testa il capitano, si recò nuovamente nella stanza dove erano i suoi amici.

Porthos, per quanto pare, non aveva trovato cosa alcuna, e pure la stanchezza aveva vinta la fame, e sdraiatosi sul suo ferrajuolo dormiva profondamente quando entrò d’Artagnan.

Athos ed Aramis, cedendo ai dolci movimenti cagionati dai primi flutti del mare principiavano a chiuder gli occhi: li riapersero al rumore fatto dal tenente.

«Ebbene? chiese Aramis.

«Tutto va ottimamente, disse d’Artagnan, e possiamo dormire tranquilli».

Dietro di che Aramis si lasciò nuovamente andar giù la testa; Athos colla sua fe’ un cenno affettuoso a d’Artagnan, il quale al pari di Porthos aveva più bisogno di sonno che di cibo, licenziò Grimaud e si coricò sul suo pastrano, con la spada nuda, in modo tale che col suo corpo ingombrava il passo, e che nessuno potrebbe entrare nella camera senza urtare addosso a lui.

LXXVI. Il vino di Porto Porto.

Dopo dieci minuti i padroni dormivano, ma non così i servitori affamati, e specialmente assetati.

Blaisois e Mousqueton si accingevano ad apparecchiarsi il letto, consistente in un tavolone ed una valigia, mentre sopra una tavola sospesa come quella della stanza contigua si tentennavano al moto del mare un pane, un boccale di birra e tre bicchieri.