«Prendere! desiderare il bene del prossimo! è proibito, mi pare!
«Dove?
«Nei comandamenti di Dio.... o della Chiesa.... non so.... ma so che v’è. E non desiderare i beni del prossimo tuo, nè la sua sposa....
«Chiacchere! chiacchere! dove avete mai trovato che gli Inglesi siano nostro prossimo?
«In nessun luogo, è vero.... almeno non me ne ricordo.
«Bambinate! bambinate! seguitò Mousqueton. Se aveste guerreggiato dieci anni come io e Grimaud, caro Blaisois, sapreste fare la differenza che v’è tra il bene del prossimo e il bene del nemico: ora un Inglese è nemico, e il vino appartiene agl’Inglesi; dunque appartiene a noi, che siamo Francesi....»
Questa facondia, appoggiata da tutta l’autorità che Mousqueton traeva dalla sua lunga pratica, incantò Blaisois. Costui chinò il capo come per riflettere, e ad un tratto rialzandolo alla maniera di un uomo armatosi di un argomento irresistibile, disse:
«Signor Mousqueton, e i padroni saranno della vostra opinione?»
Mousqueton sogghignò con disprezzo.
«Dovrei forse, rispose, andare a disturbare nel sonno quegli illustri signori per dir loro: «Signori, il vostro servo Mousqueton ha sete, gli permettete di bere?» Ma che importa al signor di Bracieux, ch’io abbia sete o no?