«È vino che costa caro! osservò Blaisois scuotendo la testa.
«Fosse anche oro, messer Blaisois, i nostri padroni non se ne priverebbero. Sappiate che il signor barone di Bracieux è da sè solo assai ricco per bere una botte di Porto Porto, anco dovesse pagarlo una doppia ogni goccia. E io non veggo, continuava Mousqueton nel suo magnifico orgoglio, giacchè i padroni non so lo farebbero mancare, il perchè abbiano a lasciarselo mancare i domestici».
Indi essendosi alzato, pigliò il boccale della birra, lo vuotò da uno sportello di bordo sino all’ultima stilla, e si avanzò maestosamente verso l’usciale che dava sulla divisione.
«Ah ah! disse, è chiuso. Quei bricconi d’Inglesi, come sono diffidenti!
«Chiuso! fece Blaisois non meno dolente, peccato, in verità! di più che mi sento travagliare lo stomaco peggio di prima!....»
Mousqueton si girò verso Blaisois con ciera così mesta che si conosceva a quale alto grado si associasse al di lui rincrescimento.
«Chiuso! ripetè.
«Ma, azzardò Blaisois, io vi ho sentito raccontare, signor Mousqueton, che una volta nella vostra gioventù, a Chantilly se non isbaglio, manteneste il vostro padrone e voi stesso prendendo delle pernici colla rete, dei carpioni colla lenza, e delle bottiglie col lacciuolo....
«Positivamente, questo è esattissimo; ed ecco Grimaud che ve lo può attestare; ma alla cantina v’era uno spiraglio, e il vino era imbottigliato. Non posso gettare il lacciuolo a traverso a questo tramezzo, nè tirare con uno spago un fusto che pesa forse duecento cantara.
«No, ma dal tramezzo potreste levare due o tre tavoloni, ed a un fusto fare un buco colla verrina».