Mousqueton spalancò smisuratamente gli occhi, e guardando Blaisois da uomo che stupisce di riscontrare in un altro una capacità di cui non lo giudicava suscettibile, replicò:

«È vero, si può; ma lo scalpello per fare saltare le tavole, e la verrina per forare la botte?

«L’astuccio, fece Grimaud bilanciando il dare e avere del suo conto.

«Ah sì! l’astuccio, disse Mousqueton, ed io che non ci pensavo!»

Realmente Grimaud era non soltanto economo della compagnia ma anche suo armajuolo: oltre al registro aveva l’astuccio. Ed essendo egli uomo di grandissime precauzioni, l’astuccio ben ripiegato nella valigia era fornito di tutti gli arnesi di prima necessità, e quindi conteneva una verrina di grossezza ragionevole.

Mousqueton se ne impossessò.

Per lo scalpello non lo dovè cercare lontano, chè il pugnale che portava alla cintura era in grado di essergli sostituito utilmente.

Mousqueton trovò agevolmente un canto ove le tavole fossero disgiunte, e si mise subito all’opra.

Blaisois lo stava ad osservare con ammirazione mista ad impazienza, tratto tratto avventurando sul modo di staccare un chiodo, o di pigiar meglio, delle riflessioni piene di abilità e di chiarezza.

A capo a un momento Mousqueton aveva fatto schizzar via tre tavoloni.