«E questa volta, soggiunse Mordaunt, il diavolo non li salverebbe».
Ed uscirono insieme.
Grimaud aspettò sino ad aver inteso stridere la stanghetta della porta, e quando fu certo di esser solo si alzò adagio rasente al muro.
«Ah! disse asciugandosi colla manica le grosse goccie di sudore che gli correvano sulla fronte, che fortuna che Mousqueton abbia avuto sete!»
Si sollecitò a ripassare dal buco, credendo tuttavia di sognare, ma la vista della polvere nel vaso da birra gli provò come quel sogno era un incubo mortale.
D’Artagnan, secondo è da pensarsi, ascoltò tutti quei particolari col massimo interesse, e senza attendere che Grimaud avesse terminato si rizzò senza impeto alcuno, ed accostata la bocca alle orecchie di Aramis che dormiva dalla sua parte sinistra, e toccandogli la spalla onde impedire qualunque movimento repentino, gli disse:
«Alzatevi! cavaliere, e non fate chiasso».
Aramis si destò. D’Artagnan ripetè l’invito stringendogli la mano, ed egli obbedì.
«Accanto a voi è Athos, seguitò a dirgli, prevenitelo come io ho fatto a voi».
Aramis svegliò facilmente Athos, che aveva il sonno leggiero conforme sogliono tutti i naturali delicati e nervosi. Ma si durò maggior fatica a svegliare Porthos. Questi si accingeva a domandare le cause e le ragioni di quella interruzione dei suoi sonni, che gli pareva spiacevolissima, ma d’Artagnan per unica spiegazione gli piantò una mano sulla bocca.