«Oh mi fa pur male!» disse Athos.

Mordaunt tornò a mostrarsi.

«Ed io, rispose d’Artagnan, dico che va finita. Signor assassino del vostro signor zio, signor boja del re Carlo, signor incendiario, vi esorto a lasciarvi calare a fondo, o se vi accostate un tantino di più alla scialuppa, vi rompo la testa col mio remo».

Mordaunt, in atto di disperazione, fece una bracciata. D’Artagnan pigliò il remo colle due mani.

Athos si alzò.

«D’Artagnan! esclamò esso, d’Artagnan, figliuol mio! ve ne supplico! Il disgraziato è per morire, ed è orribile lasciar morire un uomo senza stendergli la mano quando ciò basta per salvarlo. Oh! il mio cuore mi vieta una simile azione! Non posso resistere; bisogna ch’egli viva.

«Caspita! replicò d’Artagnan, e perchè non ci consegnate subito, legandoci i piedi e le braccia, a questo sciagurato? La terminereste più alla lesta.... Ah! conte di la Fère, voi volete perire per mezzo suo; ebbene io, figliuol vostro, conforme mi chiamate, non voglio!»

Era la prima volta che d’Artagnan si opponesse a un priego fattogli da Athos con quel titolo affettuoso.

Aramis sguainò freddamente la spada, che, nuotando, si era portata fra i denti.

«Se mette la mano sul legname del bordo, egli disse, gliela taglio come a un regicida ch’egli è.