«Eh! lasciatemi quieto, Athos; in coscienza, diventate ridicolo con la vostra sempiterna generosità! prima di tutto, vi dichiaro che se viene dieci passi vicino alla lancia gli spacco la testa col mio remo.
«Di grazia!... signori non mi sfuggite!... di grazia, abbiatemi pietà!...» gridava il giovanotto.
E talvolta, quando col capo andava sotto all’onde, il suo respiro affannoso faceva gorgogliare l’acqua ghiaccia.
D’Artagnan, che attendendo cogli occhi ad ogni movimento di Mordaunt, aveva terminato il suo colloquio con Aramis, si alzò.
«Signor mio, disse a Mordaunt, compiacetevi allontanarvi. Il vostro pentimento è di troppo fresca data perchè noi vi abbiamo grande fiducia. Badate che il barco nel quale volevate arrostirci fuma ancora sott’acqua, e che la situazione in cui voi siete è un letto di rose a paragone di quella in che intendevate di metter noi, e nella quale avete piantato messer Groslow ed i suoi compagni.
«Signori, replicò Mordaunt in tuono vieppiù disperato, vi giuro ch’è verace il mio pentimento; signori, sono tanto giovane, ho appena ventitrè anni! signori, sono stato trasportato da un risentimento naturale; bramavo di vendicare mia madre, e voi avreste fatto quel ch’io feci.
«Eh via! secondo....» fece d’Artagnan che vedeva Athos sempre più intenerirsi.
Mordaunt era già molto prossimo alla lancia, perocchè la paura di morire quasi gli dava un vigore soprannaturale.
«Ahimè! soggiunse, dunque dovrò morire! dunque ucciderete il figlio come uccideste la madre! Eppure, io non era colpevole. Secondo tutte le leggi un figlio deve vendicare sua madre.... E poi (seguitava unendo ambe le mani) s’è delitto, giacchè me ne pento, giacchè ne chiedo perdono, devo essere perdonato».
E come se gli mancassero le forze, sembrò non si potesse sostenere più a galla, e un’ondata che gli passò sul capo gli estinse la voce.