D’Artagnan non rispose nè col gesto nè colla parola; principiava ad essere commosso un poco dalle suppliche di Athos, un poco dallo spettacolo che aveva dinanzi. Porthos solo diede un colpo col remo, e siccome questo non aveva contrappeso, la barca girò soltanto in tondo, e quel moto non fece che avvicinare Athos al moribondo.
«Signor conte di la Fère, esclamò Mordaunt, signor conte di là Fère!.... a voi mi rivolgo! voi prego e scongiuro! abbiatemi pietà!.... Oh!.... siete voi, signor conte di la Fère?.... Non ci vedo più.... muojo.... ajuto a me!.... ajuto!....
«Eccomi, disse Athos chinandosi a porgere il braccio a Mordaunt con gli atti di dignità e di nobiltà ch’erano in lui usuali; eccomi, prendete la mia mano, ed entrate nella nostra lancia.
«Avrei più caro di non guardare, disse d’Artagnan; tanta debolezza mi ripugna».
E si volse ai due amici, i quali si rannicchiarono in fondo alla barca quasi temessero di toccare colui a cui Athos solo porgeva senza ribrezzo la destra.
Mordaunt fece uno sforzo supremo, si sollevò, afferrò la mano, che verso di lui era stesa, e vi si aggrappò con l’impeto dell’ultima disperazione.
«Bene! disse Athos, mettete qui l’altra mano».
E gli offerse la sua spalla per secondo punto d’appoggio, talchè la sua testa toccava quasi la testa di Mordaunt, e i due acerrimi nemici se ne stavano abbracciati come due fratelli.
Mordaunt, colle dita irrigidite, stringeva il collare ad Athos.
«Bene! continuò il conte, ora siete salvo, calmatevi.