Blaisois e Grimaud dovevano andar con Athos ed Aramis; a Porthos e d’Artagnan bastava Mousqueton.
Si ripartirono, siccome avevano fatto sempre, il danaro con una regolarità da fratelli; e strettasi scambievolmente la mano, e ripetutesi le proteste di eterna amistà, i gentiluomini si separarono per avviarsi ciascuno nella direzione convenuta, non senza voltarsi, non senza mandarsi ancora affettuose parole, cui ridiceva tosto l’eco delle dune.
Alfine si perderono di vista.
«Corpo di Bacco! esclamò Porthos, questa, d’Artagnan mio, bisogna ch’io ve la dica subito, giacchè non posso tener sul cuore qualche cosa contro di voi: in questa circostanza non vi ho riconosciuto.
«Perchè? domandò d’Artagnan col suo sorrisetto malizioso.
«Perchè, se conforme assicurate, Athos ed Aramis son veramente esposti ad un rischio, non è momento da abbandonarli. Io vi confesso ch’ero pronto ad accompagnarli, e lo sono tuttavia a raggiungerli, non ostante tutti i Mazzarini dell’universo.
«Ah! avreste ragione, Porthos, se così fosse; ma sappiate una cosarella, che, quantunque piccola, varierà il corso alle vostre idee: ell’è che il maggior rischio non è per quei signori, ma bensì per noi; è che li lasciamo, non per abbandonarli, ma per non comprometterli.
«Davvero! fece Porthos spalancando gli occhi.
«Eh! senza dubbio: se sono arrestati, per loro v’è la Bastiglia semplicemente; per noi, se lo siamo, v’è la piazza di Grève.
«Oh oh! disse Porthos, c’è differenza da questo alla corona da barone che mi promettevate!