«No, arriviamo dall’Inghilterra, secondo vi abbiamo detto; ignoriamo totalmente a che punto siano gli affari politici, essendo partiti da Parigi prima del re.
«Ah! disse il sergente in aria da scaltro, siete tanti mazzarini, che vorreste entrare da noi per farci la spia!
«Caro amico! replicò Athos, che sino allora aveva lasciato ad Aramis la cura di rispondere; se fossimo mazzarini avremmo anzi tutte le carte possibili. Nella situazione in cui siete, diffidatevi prima di tutto, credete a me, di coloro che sono in piena regola.
«Entrate al corpo di guardia, esporrete le vostre ragioni al superiore».
Il sergente fe’ un cenno alla sentinella; questa si trasse da parte a lasciarlo passare, mentre i due gentiluomini lo seguivano.
Il corpo di guardia era interamente occupato da borghesi ed uomini del volgo; chi giuocava, chi beveva, chi discorreva.
In un canto, e quasi custoditi a vista, erano i tre gentiluomini primi arrivati, e di cui l’ufficiale esaminava i ricapiti. L’ufficiale stava nella stanza contigua, perchè l’importanza del suo grado gli concedeva l’onore di un alloggio particolare.
Il primo movimento dei primi e degli ultimi giunti, fu dalle due estremità del locale di darsi scambievolmente un’occhiata rapida e indagatrice. Quelli capitati avanti erano coperti, e ben celati da lunghi ferrajuoli. Uno di essi, meno grande che i compagni, si stava indietro ed all’ombra.
All’annunzio dato all’entrare dal sergente, che, secondo ogni probabilità, conduceva due innanzi, i tre gentiluomini drizzarono le orecchie e si fecero attentissimi. Il più piccolo, che aveva mossi due passi, ne fece uno all’indietro, e si ritrovò all’ombra.
All’avviso che i nuovi venuti non avevano carte di passo, fu unanime parere del corpo di guardia ch’essi non entrassero.