«Anzi, signori, disse Athos, è probabilissimo ch’entriamo, giacchè ci sembra di aver che fare con genti ragionevoli. E la maniera sarà semplicissima: basterà far trasmettere i nostri nomi a Sua Maestà la regina d’Inghilterra, e s’ella si fa per noi responsabile, spero che non vedrete più inconveniente a darci libero ingresso».
A tali parole l’attenzione di quello che era nascosto all’ombra diventò anco maggiore, e fu pure accompagnata da un moto di stupore sì improvviso, che gli cadde il cappello spinto dal ferrajuolo nel quale si avviluppava più che mai; egli si chinò prestamente a raccoglierlo.
«Oh mio Dio! disse Aramis dando di gomito ad Athos, avete visto?
«Che cosa? domandò Athos.
«Il più basso di quei tre?
«No.
«È che mi pareva.... ma già non è possibile!»
In quel punto il sergente, ch’era andato nella stanza particolare a prender gli ordini dall’uffiziale, uscì, ed accennando i tre gentiluomini a cui consegnò un foglio, disse:
«Le carte sono in regola; lasciate passare questi tre signori».
I tre signori fecero un segno colla testa, e si affrettarono a profittare del permesso e della strada, che, per comando del sergente, veniva lor fatta libera.