«Ingannati? esclamò Enrichetta poco meno che soffocando, ingannati!... e che v’è egli? mio Dio!
«Signori, disse di Flamarens ad Athos, se abbiamo sbagliato, l’errore proviene dalla regina, e voi non avrete, suppongo, intenzione di rettificarlo, poichè sarebbe lo stesso che dare una mentita a Sua Maestà.
«Dalla regina? gridò Athos con voce quieta ma sonora.
«Sì», balbettò Flamarens, e chinava le pupille.
Athos mandò un doloroso sospiro.
«E non piuttosto da quello che vi accompagnava, e che abbiamo veduto con voi al corpo di guardia del Roule, proviene tale errore? disse Aramis con la sua insultante cortesia, giacchè se il conte di la Fère ed io non abbiam preso abbaglio, eravate in tre all’entrare in Parigi».
Chatillon e Flamarens si scossero.
«Ma spiegatevi, conte! esclamò la regina in angoscia sempre più fiera; sulla vostra fronte io leggo la disperazione, il vostro labbro esita ad annunziarmi qualche nuova terribile, vi tremano le mani.... Dio mio! Dio mio! ch’è accaduto?
«Signore! disse la principessina inginocchiandosi accanto alla madre, abbiate pietà di noi!
«Signore, fece Chatillon, se siete latore di una funesta notizia, operate da uomo crudele quando la date alla regina».