«Signor mio, gli disse, vi compiacereste di venir fuori, anche per un momento, per sentire le poche parole che non posso dirvi davanti alla regina?»
Chatillon senza rispondere s’inchinò in segno di assenso.
Athos ed Aramis passarono per i primi; a loro dopo andarono Chatillon e Flamarens; traversarono senza far motto il vestibolo: ma giunti ad una terrazza ch’era a livello d’una finestra, Aramis si diresse alla terrazza in cui non trovavasi veruno, si fermò però alla finestra e disse al duca di Chatillon:
«Poc’anzi, mi pare, vi siete fatto lecito di trattarci molto alla libera. Ciò non era conveniente in alcun caso, ma assai meno poi in persone che venivano a recare alla regina il messaggio di un mentitore.
«Signore! gridò Chatillon.
«Che avete mai fatto del signor di Bruy? domandò ironicamente Aramis. Fosse egli andato per combinazione a cambiarsi la faccia che somiglia di troppo a quella del signor di Mazzarino? È noto che al palazzo reale vi sono molte maschere italiane da muta, da quella di Arlecchino sino a quella di Pantalone.
«Ma voi ci provocate, io credo! disse Flamarens.
«Ah! lo credete soltanto?
«Cavaliere! cavaliere! disse Athos.
«Eh! lasciatemi fare; rispose con stizza Aramis, sapete pure che a me non piacciono le cose a mezza via.