LXXXI. I tre luogotenenti del generalissimo.
Secondo era stabilito, e nell’ordine fra di loro convenuto, Athos ed Aramis usciti dal Gran Carlomagno s’incamminarono verso il palazzo del duca di Bouillon.
Era notte oscurissima, e quantunque inoltrata nelle ore di maggior silenzio e solitudine, cominciavano ad echeggiare quei clamori che destano trasalita una città assediata. Ad ogni passo s’incontravano barricate, a tutte le svolte delle strade catene stese, in ciascun vicolo dei bivacchi; s’incrociavano le pattuglie ricambiandosi la parola d’ordine, i messaggeri spediti dai vari capi traversavano le piazze; e finalmente si facevano dialoghi animatissimi, e che indicavano l’agitazione degli spiriti, fra i pacifici abitanti, i quali se ne stavano affacciati alle finestre e i loro concittadini più bellicosi che correvano per le vie con la partigiana in spalla o l’archibugio al braccio.
Athos ed Aramis non aveano fatto cento passi senza essere trattenuti dalle sentinelle messe alle barricate, che lor chiedevano la parola d’ordine; ma rispondevano che andavano dal signor di Bouillon per dargli una notizia importante, ed allora quelle si erano contentate di dare ad essi una guida, la quale col pretesto di accompagnarli e agevolar loro il passo era incaricata di sorvegliarli. E la guida si era mossa precedendoli e cantarellando:
Ce brave monsieur de Bouillon
Est incommodé de la goutte....
nuovissimo componimento del genere dei triolets francesi, non so di quante stanze in cui ciascuno aveva la sua parte.
Giunti nelle vicinanze della casa di Bouillon, s’imbatterono in una piccola comitiva di tre a cavallo, che avevano tutte le parole possibili, poichè andavano senza scorta, e quando arrivavano alle barricate non avevano da far altro che ricambiare con coloro che ne stavano a guardia certi detti bastanti a far sì che si lasciassero tirare innanzi con tutta la deferenza senza dubbio dovuta al loro rango.
All’aspetto di quei tali, Athos ed Aramis si fermarono.
«Oh oh! vedete, conte? disse Aramis.