«È indemoniato contro il ministro. Vi sono noti i successi del nostro caro duca? È il vero re di Parigi; non può andar fuori senza arrischiare di esser soffocato.
«Ah! tanto meglio; disse Aramis, ma ditemi, non sono i signori di Flamarens e di Chatillon quelli usciti poc’anzi di qui?
«Giusto! hanno avuto udienza dal duca; vengono da parte del Mazzarino, senza dubbio, ma avranno trovato a chi parlare, ve lo garantisco.
«Manco male, rispose Athos; e non si potrebbe aver l’onore di vedere Sua Altezza?
«E perchè no? subito! sapete che per voi è sempre visibile. Venite con me, io reclamo il bene di presentarvi».
Rochefort andò avanti. Furono aperte tutte le porte: a lui ed ai due amici. Trovarono essi il signor di Beaufort sul punto di porsi a tavola. Le mille occupazioni della giornata avevano ritardata sino allora la sua cena; ma per quanto fosse grave la circostanza, il duca ebbe appena uditi i nomi annunziatigli da Rochefort, che si alzò dalla sedia che precisamente accostava alla mensa, ed avanzatosi con impeto incontro ai due colleghi disse loro:
«Ah per bacco! ben venuti, signori miei. Siete qua a prender parte alla mia cena, non è così? Boisjoli, avvertite Noirmont che ho due commensali. Lo conoscete, Noirmont, eh signori? è il mio maestro di casa, il successore di Mastro Marteau, che fa gli ottimi pasticci a voi noti. Boisjoli, di’ che ne mandi uno fatto da lui, ma non del genere di quello che aveva preparato per la Ramée.... Grazie a Dio! non abbiamo più bisogno di scale, di funi o di pugnali.
«Monsignore, rispose Athos, non istate a disturbare per noi il vostro illustre maggiordomo, del quale ci sono cogniti i molti e svariati talenti. Questa sera, con licenza di Vostra Altezza, avremo soltanto l’onore di domandarle nuove di sua salute e ricevere i di lei comandi.
«Oh! per la salute, ottima. Una salute che ha resistito a cinque annate di Bastiglia con la compagnia obbligata di messer di Chavigny, è capace di tutto. Per comandi, cospetto! vi confesso che sarei in un grande impiccio per conferirveli, sendo che ciascuno dà i suoi dal canto suo, e se si va avanti così io finirò con non darne più affatto.
«Davvero? disse Athos, eppure credevo che il Parlamento contasse sopra la vostra unione.