«Ah ah! signori, disse Aramis, ma l’è assolutamente la nottata degl’incontri, e dichiaro che avremmo grande sfortuna se dopo di esserci incontrati così spesso, stassera, non pervenissimo ad incontrarci domani.

«Oh! in quanto a codesto, rispose Chatillon (ch’era egli insieme con Flamarens partito allora da casa di Beaufort) potete star quieto; se c’incontriamo di notte senza cercarci, tanto più c’incontreremo di giorno cercandoci.

«Lo spero, fece Aramis.

«Ed io ne son sicuro, ribattè il duca».

Di Flamarens e di Chatillon proseguirono la lor via, e Athos ed Aramis anzi smontarono.

Avevano appena infilate le briglie dei loro cavalli alle braccia dei lacchè, e si erano sbarazzati dei ferrajuoli, che a loro avvicinossi un tale, e guardatili un momento al dubbio lume di un lanternino appeso in mezzo al cortile diè un grido di sorpresa, e corse a gettarsi fra le loro braccia.

«Conte di la Fère! urlò colui, cavaliere d’Herblay! come mai siete in Parigi?

«Rochefort! dissero insieme ambedue.

«Sì, di certo! Siamo giunti dal Vendomese or sono quattro o cinque giorni, e ci accingiamo a dar da fare ben bene al Mazzarino. Siete sempre dei nostri, mi figuro?

«Più che mai. E il duca?