Monsieur d’Elboeuf et ses enfants

Font rage à la place Royale.

«Ma, soggiunse Athos, spero non sia così del Coadjutore.

«Eh sì! con il Coadjutore è anche peggio. Invece di starsene fermo a cantare i Te Deum per le vittorie che noi non riportiamo, o per quelle in cui siamo sconfitti, sapete che cosa fa?

«No.

«Mette su un reggimento al quale dà il suo nome: il reggimento di Corinto. Fa luogotenenti e capitani nè più nè meno che un maresciallo di Francia, e colonnelli quanti ne fa il re.

«Sì, replicò Aramis, ma quando bisogna battersi mi lusingo che stia attaccato al suo arcivescovado?

«Niente affatto! Ecco dove sbagliate, mio caro d’Herblay. Allorchè è d’uopo battersi, si batte, talmentechè siccome la morte di suo zio gli ha dato un seggio nel Parlamento, adesso ce lo troviamo di continuo fra’ piedi, al Parlamento, al consiglio e nelle battaglie. Il principe di Conti è generale in pittura.... e che pittura! un principe gobbo, gli è come dire un sacco di noci. Ah! vanno male le faccende, signori miei, vanno male!

«Sicchè, monsignore, Vostra Altezza è scontenta? fece Athos e barattava un’occhiata con Aramis.

«Scontenta? Dite pure, conte, che la mia Altezza è per le furie, a segno che io dico a voi, ad altri non lo manifesterei, a segno che se la regina riconoscesse i torti che ha meco, se richiamasse mia madre esule, se mi desse in sopravvivenza l’ammiragliato ch’è del mio signor padre e che mi è promesso per l’epoca della sua morte, ebbene! non sarei lontano da avvezzare dei cani a cui insegnerei ad accennare che vi sono ancora in Francia ladroni più grandi che il signor di Mazzarino».