Non più uno sguardo solo, ma sguardo e sorriso, si ricambiarono Athos et Aramis, ed ancorchè non gli avessero incontrati avrebbero indovinato essere stata colà di Chatillon e di Flamarens. E quindi non fecero motto della presenza in Parigi di Mazzarino.

«Monsignore, disse Athos, noi siamo soddisfatti. Venendo a quest’ora da Vostra Altezza, non avevamo altro scopo se non se di dar prova della nostra devozione e dichiararle che stavamo a sua disposizione come i suoi servitori più fedeli.

«Come i miei più fidi amici, signori cari; me lo avete già dimostrato, e se mai mi riconcilio con la corte, spero provarvi ch’io pure sono rimasto amico vostro come di quei signori.... come diavolo li chiamate?.... d’Artagnan e Porthos.

«D’Artagnan e Porthos?

«Ah! sì.... appunto così.... Dunque m’intendete, conte di la Fère, m’intendete, cavaliere d’Herblay: tutto e per sempre vostro».

Athos ed Aramis fecero una riverenza e se ne andarono.

«Caro Athos, disse Aramis, credo, Dio mi perdoni, che abbiate aderito ad accompagnarmi solamente per darmi una lezione.

«Aspettate, rispose l’altro, sarete a tempo ad accorgervene quando usciremo dal Coadjutore.

«Dunque andiamo all’arcivescovado».

E si diressero verso la Città-Vecchia.