Partendo di là trovarono le strade allagate, e dovettero prendere una barchetta. Erano più dell’undici ore, ma si sapeva non esservi ora prefissa per presentarsi dal Coadjutore, la di cui somma attività faceva all’occorrenza di giorno notte, e di notte giorno.

Il palazzo arcivescovile sorgeva di fondo all’acqua, e dal numero di battelli legati intorno a questo, vi sareste creduti, non in Parigi ma a Venezia. Quei battelli andavano su e giù, incrociandosi in ogni senso, inoltrandosi nel labirinto delle vie di Città-Vecchia, o allontanandosi nella direzione dell’arsenale o dell’argine di S. Vittorio, ed allora nuotavano come in un lago. Alcuni erano misteriosi e tenuti in gran silenzio, altri illuminati e clamorosi. I due camerati si cacciarono tra quella quantità di schifi ed approdarono essi pure.

Tutto il pian terreno dell’arcivescovado era inondato, ma si erano adattate ai muri certe specie di scale, e tutto il cambiamento resultato dall’allagamento si riduceva ad entrare dalle finestre anzichè dalle porte.

Ed in tal guisa Athos ed Aramis penetrarono nell’anticamera, la quale era piena di lacchè, perchè una dozzina di signori stavano ad aspettare nella sala d’ingresso,

«Ehi! fece Aramis, ma vedete un poco, Athos: questo sciocco Coadjutore vuol egli aver il piacere dì farci fare anticamera?

«Amico mio, rispose Athos, le genti vanno prese con tutti gl’inconvenienti della loro situazione. Oggi egli è uno dei sette o otto re che regnano in Parigi, ed ha una corte.

«Sì, ma noi non siam mica cortigiani.

«E perciò gli faremo dare i nostri nomi, e se nel riceverli non dà una risposta convenevole, lo lasceremo occupato negli affari della Francia e ne’ suoi. Non v’è altro che chiamare un servitore e mettergli in mano mezza doppia.

«Oh! appunto.... esclamò Aramis.... non m’inganno.... sì.... no.... ma certo!.... Bazin, venite qua, furfante!»

Bazin, che precisamente passava in aria maestosa, si voltò inarcando le ciglia a guardare chi fosse l’impertinente che lo chiamava in simil maniera. Ma non sì tosto ebbe ravvisato Aramis, il tigre diventò agnello, ed accostatosi ai due gentiluomini disse: