«E lo devo avvisare che le signorie vostre erano venute?

«Non occorre, no, fece Aramis; Athos andiamo».

I due amici, passando in mezzo alla turba di servidori, si partirono dal palazzo seguiti da Bazin che dava indizio della loro importanza mediante i suoi ossequiosi saluti.

«Or bene, chiese Athos ad Aramis quando furono entrambi nella barca, cominciate a credere che avremmo fatta una trista burla a tutti coloro arrestando Mazzarino?

«Athos mio, siete la saggezza in carne ed ossa», replicò Aramis.

Ciò che maggiormente avea prodotto impressione ne’ due camerati, sì era il poco peso che davasi nella corte di Francia ai terribili avvenimenti, i quali aveano avuto luogo in Inghilterra, e che a loro sembravano meritevoli di occupare l’attenzione di tutta Europa.

Di fatti, tranne una misera vedova ed una regia orfanella, che piangevano in un canto del Louvre, pareva che nessuno sapesse come fosse estinto un re, Carlo I, e questo re fosso morto di recente sul patibolo.

I due compagni si erano fissato l’appuntamento per la mattina seguente a dieci ore, giacchè quantunque fosse notte molto avanzata quando giungevano alla porta del palazzo, Aramis, adducendo aver da fare parecchie visite, aveva lasciato Athos solo.

Al tocco delle dieci della domane si erano riuniti. Athos era fuori anch’esso fino dalle sei.

«Avete avuta qualche notizia? domandò Athos.