LXXXIII. La strada della Piccardia.
Athos ed Aramis, in piena sicurezza a Parigi, non nascondevano già a sè stessi che appena mettessero il piede fuori andrebbero esposti ai più gravi pericoli; ma noi sappiamo che cosa sia la questione del periglio, per simili soggetti. D’altronde essi sentivano che si avvicinava lo scioglimento di quella seconda Odissea, e non v’era da darvi, come suol dirsi, altro che l’ultima mano.
Del rimanente, Parigi non era mica quieto; cominciavano a mancare i viveri, e secondo che qualcuno dei generali del signor Principe di Conti aveva d’uopo di riassumere la sua influenza, sollevava una piccola sommossa, la quale egli stesso indi veniva a calmare, e che per un momento gli dava la superiorità sui suoi colleghi.
In una di quelle sommosse il signor di Beaufort aveva fatto porre a sacco la casa e la biblioteca del signor di Mazzarino, onde dare, così egli diceva, qualche cosa da rosicare al povero popolo.
Athos ed Aramis abbandonarono la capitale dopo quel colpo di Stato, che aveva avuto luogo alla sera del giorno medesimo in cui i Parigini erano stati battuti a Charenton.
Ambedue lasciavano Parigi nella miseria, e vicinissimo alla fame, ed agitato dal timore e straziato dalle fazioni. Parigini e Frondisti si aspettavano di trovare ugual miseria, pari paure, consimili intrighi, nel campo nemico. Furono dunque molto sorpresi allorchè nei passare a San Dionigi seppero che a San Germano tutti ridevano, cantavano e campavano allegramente.
I due gentiluomini si avviarono per strade indirette, prima di tutto per non cadere nelle mani dei Mazzarini sparsi nell’isola di Francia, indi per isfuggire ai Frondisti che ingombravano la Normandia, e che non avrebbero mancato di condurli dal signor Longueville acciò questi li riconoscesse come amici o come nemici. Sottratti che si furono a quei due rischi, ripigliarono la strada di Boulogne ad Abbeville e la seguitarono passo a passo tutta quanta.
Stettero però un poco indecisi; due o tre locande si erano visitate, ed altrettanti locandieri interrogati, senza che verun indizio schiarisse i loro dubbi o guidasse le loro indagini, quando però a Montreuil Athos sentì sulla tavola qualche cosa di rozzo al tatto delle sue dita delicate. Alzò la tovaglia e lesse sul legno questi geroglifici intagliati profondamente con la lama di un coltello:
Port... d’Art... 2 febbrajo.
«Ottimamente, disse Athos mostrando l’iscrizione ad Aramis; volevamo pernottar qui, ma gli è inutile, si vada più oltre».