Ed ultimati i discorsi, e la sovrana mantenendosi mutola, Mazzarino disse:

«Signori, mi unirò a voi per pregare la regina di porre un termine ai mali de’ suoi sudditi. Io ho fatto quanto ho potuto onde mitigarli, eppure è pubblica credenza, secondo voi dite, che quelli provengano da me, povero straniero a cui non è riuscito di dar nel genio ai Francesi! Ahimè! non sono stato compreso, ed era naturale: succedevo all’uomo il più sublime che ancora avesse sostenuto lo scettro dei re di Francia. Le ricordanze del signor di Richelieu mi annientano. Invano contrasterei con esse qualora fossi ambizioso; ma tale non sono e voglio darne una prova. Mi do per vinto; farò ciò che chiede il popolo. Se i Parigini hanno qualche torto, e chi v’è che non ne abbia? Parigi è punita abbastanza; è stato sparso sangue assai, miseria assai opprime una città privata del suo re e della giustizia. Non tocca a me, semplice particolare, lo assumere tanta importanza da metter divisioni fra una regina e il suo reame. Poichè esigete ch’io mi ritiri, or bene, mi ritirerò.

«Allora, disse Aramis all’orecchio al suo vicino, la pace è fatta e le conferenze sono inutili. Non v’è altro che mandare sotto buona guardia il signor Mazzarino alla frontiera più lontana, e sorvegliare acciò non ritorni dentro nè da quella nè da altre.

«Un momento, un momento! fece il togato al quale si era rivolto Aramis. Capperi! come fate alla lesta! si vede che voi altri siete uomini d’armi. V’è da mettere in pulito il capitolo delle ricompense e delle indennizzazioni.

«Signor cancelliere, disse la regina a quello stesso Seguier nostro vecchio conoscente, voi aprirete le conferenze; queste avranno luogo a Rueil. Il signor ministro ha dette cose che mi hanno commossa moltissimo. Ecco perchè non vi rispondo più a lungo. Per quel che sia di rimanere o partirsi, io ho troppa gratitudine pel ministro per non lasciarlo su qualunque punto libero della sua volontà. Farà quel che gli piaccia».

Un momentaneo pallore tinse l’accorta faccia del primo ministro. Egli guatò inquieto la regina. Ma la di lei faccia era tanto impassibile ch’ei non poteva meglio degli altri discernervi i sensi che le si racchiudevano in petto.

«Ma, seguitò Anna, signor di Mazzarino, mentre si attende la decisione, di grazia non si ragioni che del re».

I deputati, fatto un inchino, se ne andarono.

«E che! disse la sovrana quando tutti si furono tolti dalla stanza, cedereste a quei togati, a quegli avvocati?

«Per il bene di Vostra Maestà, rispose Mazzarino fissandola in viso attentissimo, non v’è sacrifizio ch’io non sia pronto ad impormi».