D’Artagnan scrollò le spalle, e replicò:

«D’altronde, non istà già il tutto nell’uscire da questa camera.

«E perchè?

«Perchè non avendo nè armi nè parola d’ordine, non faremmo cinquanta passi abbasso senza inciampare in una sentinella.

«Ebbene! fece Porthos, accopperemo la sentinella e le torremo le armi.

«Sì, ma prima di esser affatto accoppata (e uno Svizzero è duro a morire, durissimo) darà un urlo, o per lo meno un lamento che farà venir fuori il corpo di guardia; saremo circuiti e presi come tante volpi, noi che siamo leoni, e ci getteranno in qualche carbonaja, dove non avremo tampoco la consolazione di vedere quel brutto cielo grigio di Rueil, che somiglia al cielo di Tarbes quanto somiglia la luna al sole. Caspita! se fuori avessimo qualcuno che potesse darci delle informazioni su la topografia morale e fisica di questo castello, su ciò che Cesare chiamava luoghi e costumi... almeno a quel che mi fu detto... Eh! a pensare che in venti anni, ne’ quali non sapevo che farmi, non ho avuta l’idea di occupare una di quelle ore a venire a studiare Rueil!

«Che importa? soggiunse Porthos, si vada via ciò non ostante.

«Mio caro, ribattè d’Artagnan, sapete perchè i pasticcieri non lavorano mai di propria mano?

«No, ma avrei genio a saperlo.

«Perchè davanti ai loro allievi temerebbero di fare qualche pasta troppo abbrustolita o una crema col latte rappreso.